Reggiana Commedia - Canto 1Incomincia la Commedia dove non ci sono pene per dannati ne' beatificati per virtù.Nel canto primo, che fa da proemio, l'autore si perde per le strade di Reggio ed incontra, in situazione imbarazzante, la guida.Nel mezzo del cammin della via Emilia mi ritrovai in un dedalo di strade, che la diritta via qui s'attorciglia
Ed al viandante sono certo accade di perder fede ed anche orientamento nelle di Reggio celebri contrade.
Ne sono certo, è un arido cimento, anche per chi pur bene se la cava o, peggi'ancor, chi guida un poc'a stento,
Trovar la meta sotto il Calatrava. Io non so ben ridir com'i' v'intrai, mentre l'insegna d'un trattor cercava
Fuor dal casello c'era un gran via vai e fu così, a una rotonda giunto che la verace via abbandonai.
Vedrai, mi dissi, in alt'a questo punto fior di cartelli ti saran d'aiuto, non sia per tema il core tuo compunto
Se nel girare non sei stato acuto, segnali, frecce ed altre indicazioni aiuteranno quello scarso fiuto
Che sempre hai nel sceglier direzioni. E come del volante un fine esteta nella radiosa luce dei lampioni
Pagar le quali fia reggiani a dieta per tasse dure quasi qual collasso. Girai finchè la notte non fu queta
Segnal mandomm'il corp'un poco lasso "Cercar tu devi allo più presto loco Per un istint'invero molto basso."
Giunt'ad un dosso con un lume fioco giudicai giusta la sottil radura scesi dall'auto ed io ci misi poco
Anche aiutato dalla del dì frescura appropinquato l'argine d'un fosso estinsi dal mio corp'ogni premura.
Ma prim'ancor ch'altrove fossi mosso repente in quella ripa scivolai, molti rottami e sterpi tutt'addosso
Sforzo fu duro trattener i lai e a stento da quei rovi il corpo issato ombre non note avanti mi trovai
Ed io, per null'a questo preparato, un po' ritrommi per meglio vederle. Pochi vestiti d'un pelo macolato
Molto succinti, un fil di finte perle sopra due donne certo non affrante e che di notte vaghi per averle.
Teser la mano a me che titubante già mi temea, qual fosse leone veder lontano il viso ripugnante
e l'aria malfamata d'un pappone. A voi ragazze dalle vite grame certo pensate che io sia coglione
Finit'in mezz'al muschio ed al letame sì mal ridotto che di me la vista passar fa certo le nascoste brame."
"Che tu non sia comunque pessimista" una rispose, il viso non di santa, "potrai spacciarla in bar come conquista,
stare con noi comunque è grazia tanta, sappi però che la tariffa è questa: per ogni prestazione fan cinquanta.
Ed io sentimmi come chi s'appresta, sapendo d'esser sì senza contante, a usare più la gamba che la testa.
Così pensai, ma tutt'in un istante, in mezz'alle smarrite pecorelle, si fece avanti figura d'uomo ansante.
E lui, simil rapace tra le belle, appropinquoss'il volto un poco rosso. "Trammi da queste non disiate stelle!"
Dissi, "per sbaglio caddi nello fosso; rapaci lor, pensandomi cliente non aiutommi ma venimm'addosso."
"Ferme voi state, disperata gente giù le man, lonza dalla pelle bruna ne' che io veda man salir repente
Di lupa priva di vergogn'alcuna. Di questo corpo non avrete assaggio, tornate nella tana che la luna
Cedendo sta del primo sol'al raggio e a te ch'hai l'aria d'uno che s'affretta sia lo mio mezzo valido passaggio!"
Allor notai che la figura retta, che presto avrei nomato salvatore, avvicinato s'era in bicicletta.
Usar quel mezzo dava grand'onore, al che mi disse "Sulla canna sali; col bello stile che m'ha fatto onore
Io porterott'in giro per i viali; l'auto qui lascia, così come ogni speme se cerchi tu d'usar le tangenziali.
Qui ogni autista di lagrime geme, ch'altro non trova che stradine strette ed anche se lui nella fretta freme
Tutto d'intorno si trova facce grette vituperando il nom d'un assessore imbottigliati nel traffico alle sette."
Io lo voleva ringraziar di cuore e, pel suo nom potere ricordare, a lui rivolsi "Deh chi tu sei, signore
che nelle cene dell'inverno avare tutti riuniti nell'intorno al desco con altri te che io possa nomare,
Poss'io graziar lo volto principesco che miserere di me con nobiltà facendo del tuo nom un arabesco."
Rispose lui con molta dignità "Ligure son, è lunga la mia storia e assessor fui per l'immobilità
lo feci invero con un po' di boria e molte decisioni io le presi così come tifai per la Sampdoria.
Un po' d'acchito e bene non compresi li guidator nell'animo adirati che lunghe fil non fiano lor distesi.
Ma s'or tu ti vo' mover per 'sti prati per discovrir di Reggio l'usi e genti, lasciam color che sono imbottigliati
ed urlan come spiriti dolenti lo nome mio con molta petulanza, dicendol con livore fra li denti.
Lascia che io possa come in danza meco menarti un po' per le pianore che giunta sta studiando nova stanza
Per ospitare un inceneritore che quei del porta a porta tinge rossi; se poi sarò ancor buon pedalatore
Per la collina avrò polmoni grossi e dalla fronte mia sudore coli salendo di Scandiano gl'irti dossi.
Se poi tu vuo' nell'alto l'almo voli passata Cavriago, qual solfeggio musica sia la terra dei Quercioli.
Tornando ne lo centro trov'il peggio vedrai lo capoluogo, loco tetro dove giammai trovar puoi parcheggio."
Allor si mosse, e io li tenni dietro. |


